Telegiornale fatto in casa come creare uno studio per la registrazione


Vi spieghiamo come realizzare tra le mura domestiche un vero notiziario, proprio come quelli che vedete in televisione

Quanti telegiornali vanno in onda ogni giorno in Italia?

Tanti vero?



E allora com’è che non ce n’è uno che ci piaccia, che trasmetta le notizie che veramente ci interessano, che le annunci dal nostro punto di vista? Beh, inutile stare a lamentarsi: se un telegiornale come lo vogliamo noi non c’è, possiamo farcelo da soli! Ovviamente sarà difficile trasmetterlo sulle reti nazionali, ma potremo studiare modi adeguati per diffonderlo a seconda della categoria di persone per cui l’abbiamo pensato (tecnicamente, il “target”).il telegiornale fatto in casa

Per esempio, se realizziamo una versione in video del giornalino scolastico, potremmo realizzarne delle copie su CD-ROM o su DVD da distribuire ai compagni di classe; ma potremmo anche codificare il video in un formato compatto, per esempio MPEG4, da mettere sul sito Web della scuola. Ovviamente, se il nostro telegiornale è destinato a una diffusione più ampia, allora bisognerà provvedere ad alcuni obblighi burocratici, ma per ora concentriamoci sugli aspetti tecnici.

Cosa ci serve

Per realizzare un telegiornale dall’aspetto assolutamente professionale abbiamo bisogno di parecchie cose.

Serve innanzitutto un piccolo studio, ovvero un ambiente dove effettuare le registrazioni. Nello studio dovremo mettere la scrivania per il conduttore, l’apparato per il Chroma Key (vedi riquadro), un adeguato impianto luci, un sistema di microfoni e il gobbo. Quest’ultimo non è una persona con problemi fisici, ma un apparato o una serie di cartelli dove vengono scritte, in caratteri molto grandi, le notizie che verranno lette dal nostro “anchorman”, il conduttore del telegiornale.

Le reti televisive che trasmettono il telegiornale in diretta utilizzano una regia dotata di apparati, detti mixer video, che consentono loro di sovrapporre in tempo reale le immagini dello studio e quelle dei servizi, passando dalle une alle altre senza interruzioni. Noi, che abbiamo esigenze più modeste – il TG lo registriamo – abbiamo solo bisogno della nostra fida telecamera digitale, del PC e di un programma di montaggio video capace di gestire l’effetto Chroma Key.

In questo articolo utilizzeremo Pinnacle Studio, la recente versione dotata della traccia di overlay (sovrimpressione). Tra l’altro, è in vendita una versione (Pinnacle Studio MediaSuite) che comprende, oltre al programma di montaggio, il software necessario per gestire librerie di foto, musiche, masterizzazione e copia di DVD e include anche il telo verde per realizzare l’effetto Chroma Key (che in gergo è detto anche Greenscreen).

Allestire lo studio



L’operazione più complicata in assoluto, nella realizzazione del nostro telegiornale è l’allestimento dello studio dove registrare gli interventi del conduttore. Idealmente, dobbiamo individuare un ambiente piuttosto grande, dove sia possibile controllare perfettamente la luce (le finestre devono essere oscurabili). Sulla parete di fondo dovremo posizionare il telo verde per l’effetto Chroma Key, stando attenti a far sì che risulti perfettamente piatto, ben teso e privo di pieghe.

Un buon metodo per ottenere il risultato voluto è di tendere il telo su una lastra di polistirolo espanso – si acquista per pochi euro nei negozi di bricolage – fissandolo con nastro adesivo da pacchi sul retro. La lastra verde così ottenuta pesa pochi grammi, e può essere appesa al muro semplicemente con un paio di chiodini. Altri metodi sono, per esempio, tendere un filo da bucato e appoggiarci sopra il telo bloccandolo con delle mollette, o fissare direttamente il telo al muro con del nastro adesivo, ma in entrambi i casi sarà più difficile ottenere il risultato ideale. La soluzione definitiva, ovviamente, sarebbe quella di dipingere di verde la parete di sfondo. Il problema, in questo caso, è soprattutto superare le eventuali perplessità del legittimo proprietario di soggiorno/ camera/ufficio che abbiamo eletto a studio televisivo.

come allestire lo studio di un telegiornale

Ah! Ricordate che il colore non è un verde qualsiasi: dovrebbe essere il più vicino possibile al verde puro del PAL. Davanti al fondale verde dovremo posizionare la scrivania del conduttore, facendo in modo che fra quest’ultimo e lo sfondo ci sia una distanza di almeno un metro, meglio due. La distanza serve per evitare che il conduttore proietti un’ombra sul telo, il quale deve essere illuminato in modo assolutamente uniforme.

Per ottenere la giusta illuminazione, dovremo posizionare due faretti ai lati dello studio, appena alle spalle del conduttore, puntati sul telo verde. Essi cancelleranno completamente eventuali ombre, permettendo di realizzare facilmente gli effetti di Chroma Key in fase di postproduzione. Per illuminare il conduttore, piazzate un faretto a destra della telecamera (fuori dal campo inquadrato), leggermente più in alto del viso della persona. Per ammorbidire le ombre sul volto, potete porre davanti al faretto una “gelatina”, ovvero un foglio che agisca da diffusore come la carta da lucido, per esempio; attenzione a non metterla troppo vicino alla lampada perché si rischia l’incendio, o quanto meno il surriscaldamento con perdita prematura della lampadina. Una soluzione alternativa è piazzare un secondo faretto (da pochi Watt) anche sopra la telecamera, questo attenuerà le ombre laterali della luce principale.




Veniamo all’audio. La soluzione migliore è di “microfonare” (come si dice in gergo) il conduttore: in pratica, gli si aggancia alla cravatta o al bavero della giacca il lavalier, un piccolo microfono collegato a un mini trasmettitore che può essere nascosto in tasca o agganciato alla cintura, fuori vista. Il ricevitore del radiomicrofono andrà invece collegato all’ingresso per microfono esterno della telecamera. I perfezionisti potrebbero scegliere di registrare l’audio separatamente, su un registratore digitale o direttamente sul PC, per ottenere la migliore qualità possibile; in fase di postproduzione (leggete il prossimo numero di Computer Idea) però, ci sarà un lavoro in più, ovvero quello di sincronizzare la traccia video registrata dalla telecamera con quella audio ripresa a parte.

Se non disponete di un radiomicrofono lavalier (non è necessario un modello professionale, ne basta uno con raggio d’azione di pochi metri, facilmente reperibile nei negozi di elettronica e alle fiere di settore) potete provare con normali microfoni a filo, da piazzare sulla scrivania tramite appositi supporti (detti “stativi”). Parliamo al plurale perché, in questo caso, bisogna assolutamente usare due microfoni posti a pochi centimetri uno dall’altro, e miscelare in postproduzione le due tracce audio risultanti in una sola traccia mono. Questo perché la maggior parte degli aspiranti conduttori di TG hanno una naturale tendenza a spostarsi lateralmente, e con un solo microfono questo porterebbe a variazioni periodiche e fastidiose del livello sonoro della registrazione: in pratica il parlato diventerebbe quasi incomprensibile. Usando due microfoni, quando il conduttore si allontana da uno si avvicina all’altro, quindi il volume cala su una traccia ma cresce sull’altra; miscelandole, il volume resta costante e abbiamo risolto il problema. Quando si usano microfoni appoggiati al tavolo, si può incorrere in un altro problema: gli ambienti vuoti tendono a far riverberare i suoni, generano cioè una specie di eco, o rimbombo, che l’orecchio umano può filtrare, ma che viene invece catturato dal microfono, rendendo difficile la comprensione del parlato. L’inconveniente è superato trattando acusticamente l’ambiente: mettete per terra un tappeto, meglio se spesso e morbido, e appendete alle pareti tendaggi o teli pesanti.

Se l’ambiente lo permette, un metodo economico per migliorare ulteriormente la situazione è rivestire il soffitto ed eventualmente parti di parete con economici cartoni da uova, che attenuano le riflessioni delle medie e alte frequenze. Idealmente, lo studio dovrebbe essere isolato dai rumori esterni, che in genere si scatenano appena si accende la luce rossa della telecamera: sirene di ambulanze, cani che abbaiano, motorini senza marmitta e via discorrendo. Visto che è difficile trovare un locale perfettamente isolato, può essere una buona idea registrare di notte, quando il rumore esterno è minore. Una volta sistemati luci e audio, piazzata la telecamera su un solido treppiede, resta ancora un particolare da aggiungere: il gobbo. In pratica, dovrete scrivere le notizie usando caratteri molto grandi su fogli di carta di grandi dimensioni. La dimensione dei caratteri dipende dalla distanza di lettura e dall’acutezza visiva del vostro anchorman. Dato che di solito il gobbo si posiziona di fianco alla telecamera (in modo che lo spettatore abbia l’impressione che il conduttore stia guardando l’obiettivo, mentre invece sta leggendo il cartello) la distanza di lettura dovrebbe essere sui due metri e quindi le lettere potrebbero essere alte una decina di centimetri. Un’alternativa più sofisticata al gobbo è il teleprompter, di cui parleremo nella seconda parte dell’articolo.


Se non volete complicarvi la vita, stampate le notizie in corpo molto grande (almeno 24 punti, con interlinea doppia) e fate leggere i fogli al conduttore, in puro stile “telegiornale anni ‘80”. L’“ultimo” elemento lo abbiamo già citato diverse volte: è il conduttore o anchorman, colui che dà un “volto” al nostro telegiornale. In genere, la scelta ricade su qualche sventurato familiare o su qualche amico che non ha fatto in tempo a mettersi in salvo. Comunque, il nostro uomo ideale dovrebbe essere una persona con una buona presenza scenica (in gergo si dice che deve “bucare lo schermo”, ovvero creare sintonia con lo spettatore), buona dizione (le pronunce dialettali, a cui siamo abituati, suonano un po’ comiche quando sentite in video) e vista acuta (per leggere il gobbo le lenti degli occhiali, lo ricordiamo possono riprodurre riflessi indesiderati con le luci).

In mancanza di un anchorman professionista, e non volendo mettersi a studiare i testi sull’argomento, potrebbe essere utile dare al vostro candidato un’idea di quello che c’è da fare, mostrandogli qualche film sull’ambiente della TV, tipo “Dentro la notizia”, con William Hurt nella parte del neo-conduttore di TG.

Alla prossima edizione…

Bene, per ora ci fermiamo qui: vi diamo il tempo di allestire lo studio e di fare i provini per scegliere il vostro anchorman e i collaboratori di cui avrete bisogno per scrivere le notizie, filmarle, montarle. Nel prossimo numero riprenderemo il discorso spiegando come registrare i contenuti, come montare i contributi esterni e le parti realizzate in studio, come organizzare il lavoro e come distribuire le copie delle registrazioni.
Arrivederci alla prossima… edizione

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Come allestire uno studio per la registrazione di un telegiornale

Cosa ci serve:

Telo Chroma Key: La parete posteriore dello studio è coperta dal telo verde del Chroma Key. Fate attenzione che sia ben teso e senza pieghe.

Fari: Questi due fari, posti ai lati dello studio e alle spalle del conduttore, servono a illuminare uniformemente il telo verde per il Chroma Key.

Microfoni: Se non disponete di un lavalier da collocare direttamente sulla giacca del conduttore, dovete disporre il microfono (meglio due) sulla scrivania.

Luce principale: Questo faro deve illuminare il conduttore di tre quarti. Va posto su un lato, in linea con la telecamera, e leggermente più in alto del volto del conduttore.

Telecamera: La posizione classica è di fronte al conduttore, a due o tre metri di distanza. Se volete simulare la presenza di due telecamere, potete semplicemente scambiare, fra una ripresa e l’altra, la posizione della luce principale con quella della telecamera.

Faretto: Montato direttamente sulla slitta portaaccessori della telecamera, il faretto frontale permette di ammorbidire le ombre sul volto del conduttore create dalla posizione laterale della luce principale, senza tuttavia appiattire eccessivamente l’immagine.
Trasformare Il PC In Uno Studio Di RegistrazioneGlossario dello Studio di Registrazione

Anchorman: Il conduttore del telegiornale, l’uomo che con la sua faccia garantisce l’autorevolezza della testata e che crea un legame diretto con il pubblico.

Gelato: Voce gergale, dovuta alla rassomiglianza con un cono gelato, con cui sono indicati i classici microfoni da tenere in mano. Ne esistono svariati tipi, sia a filo che radio.

Lavalier: Piccolo microfono da cravatta, molto usato in televisione perché poco visibile e poco sensibile a disturbi e rumori che non siano la voce di chi lo indossa.

Overlay: Traccia dove collocare i videoclip che devono risultare in sovrimpressione rispetto a uno sfondo.

PAL: Standard televisivo europeo per le trasmissioni a colori. La sigla sta per Phase Alternating Line, ovvero linee a fase alternata.

Postproduzione: Fase del lavoro che si effettua dopo aver eseguito le riprese. Comprende di solito il montaggio dei contributi con l’inserimento di effetti speciali, sigle eccetera, la sonorizzazione e la produzione del master finale.

Radiomicrofono: Microfono in grado di trasmettere il suo segnale senza fili. Il ricevitore va collegato all’apposito ingresso della telecamera.

Staff: Termine inglese che indica il gruppo di persone che realizza una trasmissione. A volte si parla anche di “crew” (ciurma), soprattutto quando si vuole indicare lo staff tecnico separatamente da quello creativo.

 

L’effetto Chroma Key è da tempo utilizzato nell’industria dei media per sovrapporre due filmati. Rispetto ai classici metodi di mascheratura usati nel cinema, il Chroma Key ha il vantaggio di non richiedere che il confine fra le due immagini montate insieme sia fisso o costituito da una linea netta e semplice da ricreare. L’effetto si basa sulla ripresa del soggetto eseguita su uno sfondo di colore uniforme (detto “colore chiave”), che poi verrà elettronicamente rimosso (reso trasparente) in modo da rivelare un filmato o un’immagine. Teoricamente, qualsiasi colore può essere usato come colore chiave; nella pratica, è tecnicamente più semplice usare uno dei tre colori fondamentali dello standard televisivo (blu, verde e rosso). Fra questi, si tende a preferire il blu e il verde, perché sono due tonalità non presenti nella pelle umana: se si usasse per esempio il rosso, si otterrebbe di rendere parzialmente trasparente il viso della persona in primo piano, a causa dell’alta percentuale di questo pigmento presente nella pelle.

L’effetto Chroma Key ci permette di sostituire la parete di fondo dello studio con uno schermo virtuale, dove far apparire ciò che vogliamo: filmati, foto, loghi, o anche una finta parete. Mentre riprendiamo, la situazione reale è quella della foto di sinistra, con il conduttore seduto di fronte al telo verde. Se vogliamo utilizzare come sfondo il logo del nostro TG (disegno al centro) dobbiamo solo rendere trasparente il colore verde, e il logo apparirà alle spalle del conduttore