Schermi basati su tecnologia OLED


Tecnologia OLED

OLED è l’acronimo di Organic Light Emitting Diode ovvero diodo organico ad emissione di luce.

Gli schermi basati su tecnologia OLED sono un’invenzione recente, ma fino a un certo punto. La loro storia, infatti, comincia nei primi anni truttura oledSettanta con la scoperta dei conduttori polimerici, anche se solo in tempi recenti si sono intuite le elevate potenzialità di questi materiali nella realizzazione di schermi decisamente innovativi.

Per una serie di ragioni tecniche, ma anche commerciali, gli schermi OLED si annunciano oggi come una delle tecnologie di maggior successo del futuro, con implementazioni che riguardano il personal computing, i telefoni cellulari, i televisori, ma anche pannelli informativi di ogni tipo e genere, tanto che molti analisti concordano nel dire che al massimo entro il 2010 essi avranno soppiantato del tutto o quasi i modelli a cristalli liquidi.



OLED è l’acronimo di Organic Light Emitting Diode

OLED è l’acronimo di Organic Light Emitting Diode ovvero diodo organico ad emissione di luce.

Da un punto di vista tecnico, e indipendentemente dalle singole differenze dei progetti portati avanti dai diversi produttori, la struttura base di una cella OLED è composta da una serie di strati organici impacchettati tra un anodo trasparente sulla parte frontale e un catodo metallico in quella posteriore.

Gli strati organici principali comprendono due “maschere” (holeinjection e hole-transport layer), uno strato, di “emissione” e uno per il trasposto degli elettroni (electron-transport layer). Quando alle celle viene erogato un voltaggio appropriato (tipicamente pochi volt), le cariche positive e negative si ricombinano nello strato di emissione per produrre luce (elettroluminescenza). La struttura dello strato di materiali organici e la scelta del tipo di anodo e catodo sono tese a massimizzare il processo di ricombinazione che avviene nello strato di emissione, così da aumentare al massimo la quantità di luce emessa da un dispositivo OLED.

Sia l’efficienza dell’elettroluminescenza, sia il controllo dei colori possono essere significativamente aumentati “dopando” lo strato di emissione con una piccola quantità di molecole altamente fluorescenti. Come accaduto anche con i monitor a cristalli liquidi, lo sviluppo di questo tipo di schermi prevede unità sia a matrice passiva, sia a matrice attiva. Questi ultimi utilizzano un pannello posteriore contenente almeno due transistor per ogni pixel, collegati perpendicolarmente agli strati caricati positivamente e negativamente, e che servono per fare in modo che i singoli punti dello schermo mantengano il loro stato attivo fino alla successiva scansione. Schema costruttivo di un pannello OLED La tecnologia OLED trova applicazione in molti settori della vita quotidiana.

Nel campo oculistico, per esempio, esiste la possibilità, almeno teorica, di realizzare lenti OLED che emettano direttamente luce polarizzata, semplicemente orientando le fibre polimeriche per stiramento, come già avviene nella produzione di occhiali da sole di tipo polaroid.

Ma la diffusione dei polimeri luminescenti ha già contagiato anche l’industria automobilistica. Sulla Roadster Concept R presentata da Volkswagen, il tradizionale logo W che i piloti trovavano sul volante è “stampato” su schermo OLED: quando il guidatore disinserisce l’accensione, la Concept R, alla maniera di un computer, va in “stand-by” e il logo W inizia a pulsare. La Cambridge Display Technology (CDT), società del Regno Unito tra le più attive nella creazione di polimeri fluorescenti, è stata autorizzata dal Ministero dell’Industria ad adattare la propria tecnologia alla produzione commerciale di celle solari. I LEP (Light-Emitting Polymer) elaborati dal centro di ricerche saranno così impiegati anche per l’illuminazione e i sistemi fotovoltaici.

I display LEP, infatti, emettono luce se caricati elettricamente. I ricercatori di Cambridge sono stati capaci di invertire il processo e generare elettricità quando una cella polimerica viene esposta alla luce. CDT ha anche fornito una dimostrazione di celle solari polimeriche per orologi digitali Non bisogna far correre la memoria troppo indietro per risalire alle sorgenti di questa rivoluzionaria invenzione.



Inizialmente fu alquanto casuale l’osservazione della particolare luminescenza di alcuni materiali plastici. Nel 1979, in casa Kodak, ci si era resi resi conto della fluorescenza bluastra di determinati composti, grazie alle osservazioni di uno dei ricercatori dell’azienda, Ching Tang.

Tutto è partito da lì, sempre battendo la strada maestra e sperimentando, di volta in volta, sostanze diverse. Si è detto che i display così ottenuti sono sottili, leggeri, luminosi e flessibili. A quale prezzo? Da un punto di vista strettamente economico questi schermi consumano molto meno. La ragione è semplice: non necessitano di retroilluminazione, tallone di Achille per le batterie di palmari e portatili. E l’angolo di visuale garantito supera i 160 gradi: il che significa possibilità di lettura da quasi tutti i punti di vista.

Insomma, i pregi ci sono, ma occorre fare i conti con i limiti che attualmente frenano lo sviluppo degli OLED. Gli schermi a diodi organici, per ora, sono soggetti a un deterioramento più rapido perché sono realizzati con materiali permeabili all’ossigeno e all’acqua. Luminosità e contrasto diminuiscono in tempi relativamente brevi, un difetto su cui finora i tecnici non si sono soffermati particolarmente, poiché l’uso di questi display è per ora confinato a dispositivi con una vita media (commerciale) non lunghissima, quali ad esempio i telefoni cellulari. Ne esistono già diversi sul mercato e si possono riconoscere anche a una prima occhiata. Lo schermo con tonalità verde scura e caratteri in nero ha ceduto il passo a display blu o in tonalità ambra. Per questo va loro riconosciuto un maggiore appeal.

Esemplare, da questo punto di vista, è il cellulare Asus , con un ampio display blu sul quale si stagliano caratteri molto brillanti. Anche Samsung ha presentato un nuovo cellulare a conchiglia con fotocamera. È il modello SGH–E700, che nel display a colori esterno utilizza la tecnologia OLED, mentre per quello interno ha preferito un “convenzionale” LCD TFT. In campo fotografico, invece, un esempio di applicazione della tecnologia OLED è costituito dalla fotocamera Kodak EasyShare LS633 Zoom.

Il problema dell’angolazione da cui riprendere un’immagine non esiste più grazie allo schermo OLED integrato, che offre alle immagini una superficie più ampia rispetto ai normali LCD, e una brillantezza dei colori notevole.