Social Network FACEBOOK: Cos’è cosa serve?


Ma mi ci devo iscrivere a questo Facebook?”.

Rientrando al borgo natio (sì, sono un emigrante di lungo corso) è questa la domanda che mi sono sentito rivolgere più spesso (subito dopo “Ma tu ci sei su Facebook?”), di solito a fine pranzo, durante un caffè sorseggiato pigramente, quando la chiacchiera libera la fa da padrone.

Il fatto che ho trovato curioso è che il quesito amletico mi sia stato posto da amici e parenti accomunati dal fatto di essere amabili persone che il computer non sanno neppure dove stia di casa. Figurarsi Internet. Facendo acquisti in un megastore specializzato mi è capitato invece di assistere alla scenetta di un signore di mezz’età che, impugnando un netbook e tenendolo a debita distanza dal proprio corpo, come se potesse esplodere da un momento all’altro, si è rivolto al commesso con un “ma c’è installato anche Facebook vero?”.



Questo genere di “quadretti” valgono in realtà più di mille statistiche o studi di settore.

Facebook ha fatto il miracolo.

È riuscito, come poche altre “invenzioni digitali” prima di lui, a trascinare Internet dentro alla pratica quotidiana, a trasformare la Rete in uno strumento che non è più “terzo” rispetto alla vita reale, ma ne costituisce un aspetto integrante, per quanto innovativo e, sotto taluni aspetti, sconcertante.

Internet è stato sempre considerato (e spesso propagandato) come un luogo per “addetti ai lavori”, destinato ad un pubblico alternativo, possibilmente dotato di un palato fino e di grandi competenze culturali. Un mondo con suoi particolarissimi codici, i suoi linguaggi iniziatici, un’impostazione di fondo intrinsecamente rivoluzionaria e antitetica rispetto alla cultura di massa, alla globalizzazione e alle “informazioni di regime”.

In questa visione, Facebook, il più generalista e trasversale dei social network possibili, suona come un ossimoro, sembra una rivoluzione della rivoluzione. Per certi versi lo si potrebbe pensare come una sorta di “Bignami dell’Internet sociale”, un riassunto, la semplificazione e l’integrazione dei meccanismi socializzanti di Internet racchiusi in una medesima interfaccia: sotto il profilo della comunicazione interpersonale, chi entrasse oggi per la prima volta in Rete troverebbe in Facebook tutta l’Internet che può servirgli realmente.

La semplicità d’uso e la sua capacità di adattarsi benissimo anche ad un utilizzo passivo, fa di Facebook uno straordinario passatempo alla portata di tutti, incluse le sempre bistrattate casalinghe di Voghera. Ed è in grado di garantire un appagamento in termini di interazione che nessun blog o forum, per quanto curato e nutrito giornalmente con qualsivoglia perle di saggezza, potrà mai sognarsi di offrire.

Il fatto di essere non solo alla portata delle masse (anche di quelle meno avvezze al mezzo digitale) ma, addirittura, apparentemente progettato a loro uso e consumo, ha guadagnato al social network di Mark Zuckerberg giudizi decisamente poco lusinghieri da parte dell’intellighenzia che bazzica la Rete. D’altronde si tratta di un fenomeno di costume, e, come accade per tutti i fenomeni di costume, il massimo dello chic consiste nel cominciare a parlarne male pochi secondi dopo che ha raggiunto la massima diffusione possibile, ma pochi istanti prima che comincino a farlo anche tutti gli altri.

Facebook è stato considerato come il top degli strumenti per la gestione delle relazioni interpersonali a distanza fino a quando è parso una semplice variazione sul tema destinata ad affiancarsi alla pletora di applicazioni analoghe presenti sul Web.

amici facebook privacy



Nel momento in cui è andato affermandosi invece come fenomeno di massa, si è assistito ad un’ondata di “snobismo di riflusso”: a sentire i “pentiti”, i “mai convinti” e i “detrattori della seconda ora”, se la prima colpa di Facebook è stata quella di aprire a chiunque le porte di Internet (ma è una colpa?), la seconda sarebbe quella di promuovere relazioni superficiali, quando non completamente artificiose, sottraendo tempo prezioso ai rapporti umani dal vivo e in presa diretta.

Ora, è evidente che un sistema che ti permette di aggiungere “amici” al tuo entourage elettronico (o di aderire a gruppi d’opinione sulle tematiche più spinose) con un semplice clic ben si presta alla costruzione di una rete di relazioni artefatte.

D’altronde è anche vero che dietro al mouse, e davanti al sistema, si suppone vi sia una persona che abbia tanto la capacità consapevole, quanto il diritto, di scegliere lo spessore delle proprie amicizie e di fare l’uso che preferisce del proprio tempo libero. È sicuramente difficile definire con esattezza a cosa serva Facebook.

C’è chi sostiene che sia essenzialmente un meccanismo per organizzare cene con gli ex-compagni di scuola (compito che assolve alla perfezione); c’è chi ritiene invece che nei recessi del sistema si nasconda lo strumento ideale per mantenere proficui rapporti di lavoro. Taluni lo usano per soddisfare la propria smania di esibizionismo, dando foto e profilo in pasto alla curiosità e al desiderio altrui, per poi “vedere di nascosto l’effetto che fa…”.

 

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Altri, ancora, evitano di perdersi tra i sofismi e si limitano ad utilizzarlo per movimentare la propria vita sentimentale, rimandando ai posteri ogni ardua sentenza.

Di sicuro c’è che Facebook ha sparigliato le carte e sta contribuendo in maniera significativa ad avvicinare gli italiani ad Internet. Certo, anche quelli più interessati a “rimorchiare” e a far caciara piuttosto che a sfruttare le infinite e straordinarie possibilità della Rete.

Ma non ci sono forse voluti Mike Bongiorno e le sue clamorose gaffe per sdoganare la televisione nel nostro Paese?

Direi che stiamo migliorando…

 

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