La legge italiana in materia di copyright e di diritto alla copia


Vietato copiare. Quasi sempre. La legge italiana in materia di copyright e di diritto alla copia è, scusate il termine, un vero papocchio. Del resto, anche all’estero non scherzano: in generale, le normative sono antiquate, spesso frutto di aggiunte successive a leggi vecchie di qualche secolo, con tutti i problemi del caso.

Soprattutto, le varie leggi non tengono conto in modo positivo dello sviluppo della realtà digitale: quando esistono norme specifiche, sono in genere “codicilli e grida” volute, richieste e spesso direttamente imposte dall’industria dei media.

Insomma, regole piazzate lì con l’unico obiettivo di favorire, al di là di ogni logica, i produttori di film e musica. In teoria, la legge italiana garantisce al compratore il diritto di Sincronizzare audio e videofare una copia di sicurezza dei contenuti che acquista: si chiama copia privata, e per questo diritto da qualche mese paghiamo anche una tassa ai produttori su ogni supporto vergine, o apparecchio di registrazione che acquistiamo (una tassa riscossa da un ente privato la Siae, a favore di privati… se qualcuno di voi ha studiato diritto dovrebbe suonarvi in testa un campanello).



Ora, recenti aggiornamenti delle leggi in materia specificano che in caso di supporto digitale tale diritto è fruibile se e solo se per esercitarlo non si devono superare meccanismi di protezione. Bene, peccato che pressoché tutti i DVD siano criptati all’origine con il sistema di protezione CSS (Content Scrambling System), e quindi in teoria la copia non si può fare. Anche se è nostro diritto.

Il Diritto d’Autore

Anche se abbiamo pagato la tassa. Niente da fare, insomma.

Tale situazione è ovviamente paradossale e platealmente in contrasto con il diritto, oltre che con il buon senso, ma finché le leggi assecondano solo i desideri dei produttori cinematografici, difficilmente le cose miglioreranno.

Una legge del genere ha chiaramente un milione di punti deboli. Per esempio, nessuno può impedirvi di esercitare il vostro diritto alla copia privata se producete una copia per via analogica. In pratica, se collegate l’uscita del DVD al videoregistratore a cassette, potete farvi la copia di sicurezza del film su nastro.

Sempre ché il DVD non sia protetto anche da Macrovision, ma questo è un altro discorso.

Il principio ispiratore della norma, a questo punto, sembra essere questo: è proibita la copia identica, bit per bit, uno a uno; ma è permesso fare una copia con qualità inferiore all’originale, in modo da evitare il rischio di una proliferazione di copie che grazie alla tecnologia digitale sono, a tutti gli effetti, dei nuovi originali.

Questa copia deve essere l’unica che detenete di un originale in vostro possesso, e deve essere ottenuta rigorosamente per via analogica. Qualsiasi altro procedimento (copia diretta DVD-DVD, estrazione diretta da DVD a DivX) richiederà l’esplicita autorizzazione scritta del detentore dei diritti di riproduzione.