Catalogazione di immagini tramite computer


Creare Un Fotolibro Di QualitàPer molti lo è già, per altri lo sarà tra poco: il computer sembra diventare lo strumento migliore per conservare le proprie foto.

Lo sa bene anche chi già possiede un archivio fotografico tradizionale e, per metterlo su, ha speso una fortuna in fogli di pergamino, album fotografici a Ph neutro e scaffalature specifiche. Tutta questa attrezzatura è molto efficiente e longeva, ma presenta alcuni limiti. Il primo riguarda lo spazio, il tempo e i soldi necessari per organizzare un archivio del genere.

Il secondo consiste nel fatto che non è facile andare a ripescare quella particolare foto o quella diapositiva che ci ricordiamo benissimo di aver scattato…



 Le macchine fotografiche digitali hanno cambiato completamente il modo di gestire le foto, infatti, invece di avere a che fare con fragili negativi, stampe sin troppo facili da smarrire e diapositive impolverate, le foto vengono memorizzate digitalmente nella fotocamera e poi spedite al computer per essere salvate sull’hard disk. La cosa, però, aggrava il problema dell’organizzazione delle foto, anche perché non resta che puntare e scattare: nelle macchine fotografiche digitali la pellicola non c’è, quindi, per scattare una fotografia, basta volerlo.

Ciò significa che il numero di foto andrà moltiplicandosi esponenzialmente.

La catalogazione di immagini tramite computer

galleria_fotograficaè una pratica non sempre indolore, i problemi non mancano, ma, giocando d’anticipo, cioè preparandosi bene prima di iniziare, non si faranno attendere nemmeno le soddisfazioni. Il problema Qualsiasi dispositivo si usi per digitalizzare un’immagine, sia esso uno scanner, una macchina fotografica digitale o un PhotoCD creato da un laboratorio specializzato, il risultato è sempre lo stesso: l’immagine diventa un file, cioè un insieme di dati ai quali viene assegnato un nome, esattamente come il testo immesso tramite un elaboratore di testi diventa anch’esso un file sull’hard disk.

I file vengono memorizzati dal computer e, quando le foto e le cartelle diventano centinaia o migliaia, iniziano i veri problemi.

Serve quindi un modo per trovare rapidamente l’immagine che cerchiamo, in modo da poterla visualizzare, modificare, stampare, spedire via Internet o trasferire su un altro supporto senza perdere tempo e senza bisogno di possedere la memoria di Pico della Mirandola. Bisogna, quindi, organizzarsi. Le soluzioni Abbiamo detto che, dal punto di vista del computer, le foto sono contenute in normalissimi file.

Dal punto di vista umano, invece, le foto sono file decisamente particolari: anche tra cinquant’anni vorremo rivederle. Questa esigenza si scontra con l’assoluta momentaneità degli standard riguardanti l’hardware e il software dei computer: nessuno sa con certezza cosa useremo tra dieci anni, quali saranno gli standard e quali le tecnologie, figuriamoci tra mezzo secolo… Da una parte, non è certo uno svantaggio, dato che a prezzi sempre minori avremo nuove opportunità per trattare digitalmente le immagini.

Però, ciò fa sì che non sia possibile indicare un dispositivo definitivo per la memorizzazione delle foto nel lungo periodo.

Le soluzioni che proponiamo sono quelle che attualmente ci sembrano più praticabili, sottintendendo che, qualunque sistema si scelga, bisognerà comunque tenersi informati sui cambiamenti che avvengono nel settore. In linea generale, è bene evitare soluzioni “proprietarie”, cioè dispositivi di memorizzazione proposti da un solo produttore, oppure programmi che creano cataloghi di foto accessibili solo da loro stessi: nessuno ci garantisce che quel particolare produttore e quel particolare programma esisteranno per sempre.



Catalogazione di immagini tramite supporto

Dal punto di vista del supporto, attualmente il CD rappresenta una buona scelta, perché la sua tecnologia è di pubblico dominio e tutti possono fabbricare lettori (detti anche drive, in grado di leggerli.

Dal punto di vista software, i programmi che creano cataloghi in formato HTML e Jpeg sono da preferire, poiché questi sono formati di pubblico dominio, largamente diffusi, e, quindi, utilizzabili con numerosissimi altri programmi. Insomma: se vi legate a un singolo produttore correte il rischio di dover cambiare rapidamente software o hardware qualora il marchio della ditta produttrice sparisca.

Diciamo subito che alla base di qualsiasi catalogazione, c’è una tecnica tanto semplice quanto trascurata: quando date il nome a una cartella o a un file, pensateci bene, inventate uno standard da seguire sempre, per esempio la data seguita da un nome breve ma chiaro.

È una piccola attenzione che non costa nulla e che fa risparmiare molto tempo al momento in cui si cercherà un’immagine. Per catalogare le immagini dobbiamo quindi scegliere, da una parte, il dispositivo adatto a memorizzare i file e, dall’altra, un programma in grado di catalogarle.

Iniziamo esaminando alcune soluzioni riguardo all’hardware.

 




 I vantaggi e gli svantaggi del digitale

Catalogare le foto tramite computer ha numerosi vantaggi. L’elenco che segue mostra vantaggi e svantaggi legati alla creazione di un archivio digitale di foto
rispetto all’uso di un tradizionale album cartaceo.

Vantaggi

  • Comodità: le foto si possono stampare in proprio.
  • Compattezza: migliaia di foto in pochi centimetri quadri (quelli del disco fisso o di un CD-ROM).
  • Mobilità: in pochi attimi si può mandare una foto dall’altra parte del mondo.
  • Promozione: si possono creare rapidamente cataloghi personalizzati per vendere le proprie foto anche via Web.
  • Qualità: si possono modificare le foto per migliorarle.
  • Rapidità: trovare una foto diventa facile e veloce.
  • Riservatezza: i file possono essere cifrati.
  • Sicurezza: ci vuole poco per creare una copia dell’intero archivio da tenere al sicuro.
  • Versatilità: le foto possono essere usate in casa per molteplici scopi, dal biglietto di auguri alla copertina di un libro.

 

Svantaggi

  • Tecnologia indispensabile: per cercare una foto serve comunque un computer e bisogna saperlo usare.
  • Informazione costante: l’instabilità degli standard informatici sul lungo periodo rende necessario tenersi informati.

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